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17 febbraio 2013

A.L #16 : Cinematografia patologica

Partiamo da un poco di notizie dal mondo : il Papa si è dimesso, manco fosse un'impiegato alla banca. Vorrei sentire anche i vostri pareri a riguardo. Dall'anno prossimo ( leggi : quando IO dovrò diplomarmi e andare all'università ) gli esami di ammissione per una marea di facoltà sarà anticipato ad aprile. Ciò vuol dire che io ADESSO devo decidere cosa fare della mia vita. E' finita la dolce illusione del "C'è ancora un anno", perchè dipende dove mi voglio iscrivere, devo fare dei corsi preparatori. Sparatemi.
Torniamo a noi. E' passato taaaanto tempo dall'ultimo Aleja Letterman, lo so. Ma vi propongo oggi il blog gestito da due matti per il cinema, Cinematografia patologica. Lo consiglio a tutti, ovviamente, dato che ormai Aleja è diventato quasi un marchio di fabbrica. Presto vedrete pure un profumo che costerà l'ira di Dio, ma avrà il mio nome sopra, quindi è okay.








1.    Cominciamo da una vostra presentazione e da quella del vostro blog, come mai la scelta “Cinematografia patologica” ?

(dottorMassis)
Il Blog nasce nel 2008 col nome “Le pellicole del dottor Massis” ed è stato per due anni un mero contenitore di recensioni cinematografiche scritte da me su altre piattaforme. Nel 2010 riprendo a pubblicare con una certa irregolarità regolare e un anno dopo decido di integrare il mio buon socio Giocher per differenziare ed allargare il bacino di film e per riuscire finalmente a scrivere qualcosa insieme (ci abbiamo provato per una 15ina di anni buona). Nello stesso tempo il blog cambia nome in “Cinematografia patologica” , in primo luogo per marcare l’esperienza di blogging a 4 mani, in secondo luogo per indicare il luogo da dove, nella finzione scenica ,nascevano le nostre fantascientifiche avventure sulla tecnoutopia di Nuova Avalon, che si intrecciavano ad ogni puntata con un film diverso..… Oggi non è più così, nel senso che le nostre vite vere sono diventate un racconto di fantascienza (o di guerra a seconda delle giornate) e i film la nostra valvola di sfogo…
     (Giocher)
In rete nacqui nel 2009, quando ho deciso di non litigare più la tastiera qwerty. Il mio nick nulla ha a che vedere con fumetti, cartoni e gente morta col sorriso disegnato, bensì dall’incipit della frase più ridondante nella mia intera esistenza: “GIO CHE Rottura di cog….!!!” Ho dapprima avuto un profilo su Netlog, dove in pochi mesi sono diventata la quarta Sciem Queen più famosa del Canton Ticino e Sannio. Sono stato bannato quando ho inavvertitamente azzeccato una consecutio temporum. Sono poi passato al Voltotomo, da cui sono stato estromesso capo a 10 mesi per “PROFILO FAKE”- ditemi voi- Nel mentre ero molto attivo su di un forum di archeologia, misteri antropologici, sciroccati e boccaloni in cui riscuotevo dannatamente successo. A questo punto i moderatori hanno deciso di estroflettere il miei tre IP forevva per intemperanze verbali, idiosincrasia all’idiozia becera e sfanculamento dell’autorità. In mio soccorso è intervenuto il Dottor Massis, che mi ha auspicato un ricovero coatto,  per poter poi pubblicare uno studio approfondito delle mie condizioni neuropsichiatriche, ma soprattutto per tirargli un po’ su la baracca sfasciata di blog da cinerd di livello Super Sayan col ciuffo emo che si ritrovava ad avere.

2.    State seguendo questi Oscar ? Chi, anche solo per sentito dire, secondo voi, vincerà la statuetta del migliore attore protagonista ?
(Giocher)
Certamente! Ho seguito tutte le 9 edizioni fatte fin’ora! Quest’anno trovo le nomination per best actor davvero meritate e sarà una votazione certamente combattutissima. Personalmente ho ammirato molto Paul Muni in “The life of Emile Zola” ,anche per la tematica a cui ero molto interessato, indubbiamente messo in risalto anche dal lavoro pazzesco dietro la macchina da presa di William Dieterle, un tedescone che farà molta strada. Ma se dovessi proprio ragionare sulle meccaniche di Hollywood direi che sicuramente il superfavorito è Spencer Tracy. La sua interpretazione gigionesca e furbetta di “Capitani Coraggiosi” sembra essere stata fatta apposta per vincere la statuetta. Oh, beninteso, anche “A star is born” ha piazzato un sacco di nomination e per me sarà il mattatore della serata, ma Frederich March, la marcia in più , se mi si concilia la battuta, quest’anno non ce l’ha.

(dottorMassis)
Non seguo più di tanto l’evento..…quasi sempre rimango deluso dai vincitori…siano essi film o attori…
Il miglior attore protagonista dovrebbe vincerlo Waltz per Django Unchained o per Carnage , anche se è candidato come miglior attore NON protagonista…ma poi voglio dire, che vuol dire protagonista o non protagonista? Secondo Giocher vincere un Oscar è un aggravante, io non so se sono d’accordo…forse si…


3.    Mi duole ammetterlo, ma conosco circa il 20% dei film che avete fino ad ora recensito, dunque la domanda sorge spontanea : con quali criteri scegliete i film da vedere ? E quanto vi fate influenzare dal parere di chi ha visionato il film prima di voi ?

(dottor Massis): il venti percento è un ottima percentuale!!! Complimenti!
Per quanto riguarda i film recensiti  da me, vado a pescare sul cinema di genere Italiano e internazionale soprattutto degli anni 60 e 70 ,con brevi ma significative sortite verso gli 80 ,90 e i giorni nostri. E quindi spaghetti western, thriller, horror, gangster movie, polizieschi , commedie e altri piccoli gioielli persi tra le pieghe del tempo e della memoria .L’importante è che siano fatti con molta inventiva e magari pochi soldi, amo le pellicole artigianali in questo senso.
Entro questo criterio temporale e concettuale la scelta è completamente aleatoria, cioè casuale…certo, a volte parlando di un film ti viene in mente un filone, o meglio un genere e allora segui quel sentiero, altre volte un film ti ha fatto così schifo che lo devi per forza sputtanare al mondo… Mi faccio influenzare poco da chi ha visto il film prima di me, il cinema è un’esperienza personale ed unica… 

(Giocher)
Che combinazione! E’ la stessa percentuale di conoscenza dei film recensiti che ho io! E pensa che la stessa scende di parecchio se si considera la comprensione degli stessi! Ma fa lo stesso. La selezione è basta sulla più profonda e serena uterinità. Quando, cosa, come strafallo mi pigli vaghezza di guardare o reagire. A prescindere, la nostra vuole essere una clinica di ricovero per spettatori smaliziati e sperduti, desiderosi di abbeverarsi di panacea cinefila, basandosi non solo sulla pellicola, ma sul pezzo stesso che ne parla, che si conosca o meno l’oggetto del discorso.

4.    Domanda fatta anche agli altri colleghi di cinema : cosa pensate del cinema italiano ? E’ davvero morto come dicono o c’è qualche barlume di speranza ?
(Giocher)
E’ MORTO?!?!?! Come è morto?!?!?! Quando? Come?? Ma…ma…sono cose da dire così, d’acchito?Io non mi capacito…Perché PERCHE? Sonosemprel’ultimoasaperelecosePERRCHEEE ?!?!
AH!....Ho capito! La Sua voleva essere una sferzante chiosa satirica radical-chic….. Dimostra di essersi persa alcune pellicole anche recenti che abbattono la Sua tesi come una passata di carro armati. No dico, e le tematiche adolescenziali attuali dipinte a tinte spesse e oniriche dallo spettacolare “AlbaKiara”? (Impreziosito da musiche ed interpretazioni commoventi).
Il neo realismo dei Giganti del primo novecento omaggiato in piena padronanza della tecnica dal Maestro Muccino in ogni suo gioiello, ancora e ancora ? Ed il capolavoro internazionale, stracciatore della concorrenza nei più blasonati festival del globo, “Troppo Belli” di quel visionario autore di Ugo Fabrizio Giordani? (Che ha girato anche l’altro capisaldo “Teste di Cocco”).
No, no cara Signora Letterman, il cinema d’oltralpe gode di salute integerrima e sbarazzina, e ci regalerà nuovi trionfi assoluti, ci può scommetterci!
E se vogliamo parlare dell’anno cinematografico appena passato, butto lì un “Dracula 3D” dell’esordiente Dario Argento  e , ciao: tutti negli spogliatoi. Zitti.

(dott.Massis)Secondo me ha detto tutto il Giocher, anche se mi dissocio totalmente da ciò che ha asserito..….. Preferirei il nostro cinema tornasse al paradigma “pochi soldi molte idee”…come era fino a tutti gli anni70..Poi un signore basso e asfaltato col pallino delle libertà (le sue), ha comprato tutto il comprabile dal punto di vista della produzione cinematografica e tutto si è appiattito.. (indovineresti mai di chi sto parlando>?)..cmq negli ultimi anni qualcosa si è mosso vedi “Cattleya”, “Mikado” e “Immagine e Cinema”…speriamo bene…

5.    Dovendo dirigere un film, di qualsiasi genere, chi vorresti come cast ?

(dottorMassis)
Il cast che ho in mente è composto da attori purtroppo deceduti, quindi direi che potrei girare un bel film di Zombie! Forse userei attori provenienti dal teatro sconosciuti al grande pubblico e qualche sceltissimo attore che resusciterei per l’occasione, la mia prima scelta sarebbe senz’alto GianMaria Volontè come protagonista. Tra i viventi prenderei Johnny Depp e sua maestà Christoph Waltz. Protagonista femminile una ringiovanita Edwige Fenech… In genere comunque i casting li faccio fare al mio socio…

(Giocher)
Un cinefumetto. Michael Fassbender nella parte di Mister No (collana italiana della Bonelli  che fu, tra le più dissacranti e particolari per ambientazione e tematiche) . Jean Reno/Paulo Adolfo, Jason Statham cappellone/ EsseEsse. Amazzonia, aerei , caçhaça come se non ci fosse un domani.
  1. Un ultimo saluto ai lettori :)
(Giocher)
Votatemi perché sono spigliata, spontanea, acqua & whisky ma soprattutto perché stò a cuore i bambini dell’africa che devono assolutamente fare la pace col mondo! (SMS +32)
(dottorMassis)
Un saluto a tutti i tuoi lettori che invitiamo anche nei corridoi della Cinematografia patologica a snasare un po’ di cloroformio e a fare una bella terapia aerosolica a base di Cinema che non ti aspetti!


20 gennaio 2013

A.L. #15 : Pezzenti con il papillon

Prima di cominciare, se avete ultimamente visitato il mio profilo twittah, avrete sicuramente notato che nella mia capigliatura ci sono state novità. Se non l'avete fatto io comunque non dico nulla e vi dico di andare a controllare. Tiè. 
Dopo una pausa decisamente lunghetta ecco che ritorno con il consueto Aleja Letterman, con un ospite che decisamente sa come vestirsi. E' che io li riconosco a pelle, le persone con cui dividerei felicemente la vita. Ma sono ormai legata per tutta la vita con Tredici, dunque mi dispiace Lorenzo, nun se po' fa'. 
Sto ovviamente parlando di LorenzoBises, proprietario di Pezzenti con il papillon, da poco tornato dalla Sicilia non dicendo niente a nessuno. Cosa da prenderlo a sprangate sui denti, vero ? 

Gente bbbbbona.

Hai da poco pubblicato un ebook, che sto già pensando di mettere sul mio fidato iphone anche senza cuscino sotto le chiappe, quindi narrami(ci) come è nata questa idea, di cosa si tratta e soprattutto … come si fa, sostanzialmente, a pubblicare un ebook.

In realtà l’e-book è la versione digitare di LIBRO, quell’affare di carta che ora sembra un banale sottobicchiere ma che per me rappresenta il sogno di una vita. Il mio desiderio più grande è essere pubblicato in cartaceo, così tenendo come filo conduttore le mie sventure e i miei logorroici pensieri mi sono raccontato mese dopo mese, durante una precisa fase della mia vita in cui sentivo l’esigenza di scrivere come se da lì a poco finissi le parole per sempre. A libro “finito” (è difficile dire fine quando il tuo libro è quasi un’autobiografia e hai 25 anni, non 140) ho contattato qualche casa editrice che per il momento non sono sembrate interessate. Così è nata l’idea di un e-book, comodo, à la mode e facile da comprare. Nel giro di un pomeriggio era tutto pronto per la lettura, se ce l’ho fatta io allora nessuno può scoraggiarsi.

Hai scritto di essere stato in Spagna per l’Erasmus e anche io vorrei un giorno fare questo percorso. Come è stato l’impatto con una nuova cultura ? Lo consiglieresti o meno ?
È stata l’esperienza più elettrizzante della mia vita, seconda solo a quella volta in cui a Milano in discoteca c’era Paris Hilton. A parte gli scherzi, l’Erasmus è stato come vivere una seconda vita, un’esistenza parallela in cui sei cittadino del mondo, una sera parli inglese, quell’altra mangi a casa di francesi e l’altra ancora balli musica rumena, si crea un legame più che familiare e si condividono talmente tanti momenti di profonda serenità che ti rimarranno indelebili nella mente. Nel libro ho dedicato tutta una parte all’Erasmus e sono felice di aver raccontato a modo mio questa esperienza, mi ha fatto crescere molto e con esso si è conclusa quella mia giovinezza spensierata. Era la mia ultima occasione di fare il cazzaro per sei mesi, insomma. Quindi se avete la possibilità, compilate quelle decine di moduli senza farvi spaventare dalla burocrazia e partite, non ci sarà mai un momento in cui ve ne pentirete.

Hai da poco scritto un piccolo manuale su come evitare figure discutibili al primo appuntamento e hai concluso il post con un “godetevelo”. Mi piacerebbe che tu condividessi il tuo primo primissimissimo appuntamento e se hai qualche consiglio extra da dare a chi, tipo me ma shhh, un primo appuntamento non l’ha ancora avuto.
PASSAPAROLA, si può usare in un’intervista? Se avessi un assistente farei interrompere la domanda e me ne andrei stizzito lasciando tutti in lacrime. In realtà il primo appuntamento non me lo ricordo ma c’è stata una volta in cui io sono stato in silenzio per due ore (capita raramente) mentre l’altra persona fagocitava parole senza nessuna connessione logica passando dalla musica lirica ai cappelli di Borsalino, riuscendo addirittura a inserire nel mezzo anche qualche episodio della vita di Britney Spears. Indimenticabile. Il mio consiglio rimane quello, “godetevelo” perché sono momenti piacevoli , i primi sguardi, il corteggiamento, il “scegli tu dove andare” ,“no scegli tu che fare” sono attimi deliziosi. Una cosa posso suggerirla, uscite e conoscetevi perché un appuntamento non è un contratto notarile o un patto di sangue, al contrario necessita di una giusta dose di leggerezza.

Ormai si ci mette e si ci lascia via social network e sono pochi ad avere mai scritto una lettera, parlato con una persona sentendo i nodi allo stomaco e fatto tutte quelle cose che si facevano per avvicinare qualcuno prima ancora che nascessi. Certo, adesso è tutto più immediato, ma secondo me si è perso molto. Cosa ne pensi ?
Qui sfondi una porta aperta, io su questo sono ancora molto retrò, mi piacciono i social, mi piace comunicare utilizzando i vari sistemi ma tento di non perdere l’autenticità dei rapporti vis a vis e la capacità di scrivere a mano. La calligrafia è importantissima secondo il mio punto di vista e chi, come me, soffre di grafomania non può escludere un foglio e una penna dalla sua vita. Nessuna e-mail d’amore potrà anche solo essere paragonata a un biglietto d’amore scritto di proprio pugno cercando di non macchiare ovunque con l’inchiostro, così come su un libro non può mancare la data e la dedica. È una mia regola ferrea. La carta ha ancora quel valore aggiunto che è la sua conservazione e l’unicità, difficile fare copia e incolla con una lettera d’amore scritta a mano e quella siamo sicuri rimarrà dentro a un affettuoso cassetto per molto e molto tempo. L’E-mail invece, cancellata al primo virus o al primo raptus di tecno-pulizia del desktop.

Molto spesso dai la tua sulle mise delle varie attrici o sui vari stilisti, dunque ti chiedo cosa dovrebbe indossare una donna per essere veramente di classe ed elegante e da cosa invece fuggire a gambe levate.
Domanda difficile, le donne prima di tutto devono cercare di non raggiungere sempre la perfezione e tentare di promuovere la propria originalità. Quindi niente foto di Nicole Kidman dal chirurgo e niente foto di Natalie Portman dal parrucchiere. Una donna di classe non deve, a mio avviso, esagerare con il trucco, con i gioielli e con la moda della griffe, ma la cosa più importante è il portamento, se si ha portamento si può indossare anche un pezzo di carta riciclata e sembrerà un Valentino couture. Così come la buona educazione e la personalità. Io sono un grande amante delle over 65 perché a quell’età la donna capisce i suoi limiti estetici ed esalta l’eleganza, la cura di sé, la signorilità. E finalmente la smette di curarsi dell’effetto gravitazionale delle sue tette negli anni.

Hai fatto dell’ironia la tua firma e non hai paura di dire quello che pensi, ma spesso questa caratteristica fa storcere il naso a chi magari piace vivere nei bei finti sorrisi. Sei mai stato giudicato per battute che magari ritenevi divertenti e si sono rivelate inopportune ?
L’ironia con cui scrivo è un po’ la firma del mio stile ma è anche un modo frivolo di raccontare le cose, con l’ironia si riescono, senza esagerare ovviamente, a mettere nero su bianco dettagli che nascondono una grande malinconia. Molte volte mi trattengo dal dire davvero quello che penso, sembro schietto e diretto ma spesso sono silenzioso e codardo. Ci sto lavorando, piano piano quelli che prima erano sassolini nella scarpa e ora sono massi megalitici stanno per essere lanciati uno a uno, ci vuole tempo. Ho fatto delle battute inopportune una volta e quando mi sono reso conto di aver esagerato ho chiesto scusa, sbagliare è umano e il sottoscritto sbaglia di continuo.

Manda infine un saluto e mandami un papillon a tua scelta, che li adoVo !
Posso salutare la mia mamma che mi sta guardando da casa? E un saluto a tutti quelli che mi conoscono, vanche Pinuccia l’edicolaia e Gigi il pescivendolo! Ah, e la zia Betta! CIAOOOOOO
Un saluto a voi di Verissimo. Grazie Aleja per questa divertente intervista, a te un papillon rosa cipria con fiorellini bianchi.

2 gennaio 2013

A.L #14 : Volevo fare la rockstar... ma poi ho smesso


Buongiorno e buon anno a tutti ! Cominciare l'anno con una puntata dell' A.L è cosa buona e giusta, anche se è giorno 2. Avviso - già che ci sono - che mi prenderò una pausa dalle interviste, diciamo come una pausa natalizia in terribile ritardo. Diciamo una settimana, non di più, o forse si, non lo so.
Vi presento dunque una donna che ci scommetto conoscete già :  di Volevo fare la rockstar, una blogger che sto cominciando a leggere da poco, ma già difficilmente riesco a perdermi un post.
E' divertente, simpaticissima e soprattutto da un'idea della vita da mamme MOLTO diversa da quelle conosciute prima.



1 – Nel precedente post hai “inviato” una letterina alla Dea, chiedendo un Lui, che è poi quello che tutti si ritrovano a fare prima o poi. Ma hai solo specificato quello che tu non farai se verrà. Quindi ti chiedo come invece dovrebbe essere ( non sia mai che capiti di qui e si ritrovi sotto casa tua con un mazzo di rose )
Negli ultimi due anni questo fantomatico Lui è diventato un prototipo quasi grottesco, con tutte le caratteristiche minime che gli ho attribuito. Quando mi sono ritrovata “single di ritorno” puntavo a un barbuto, tatuato, di poche parole e possibilmente meccanico o almeno bravo nel fai-da-te. Ora pretendo un’unica dote minima, che è la più difficile da trovare: la poesia. Se un uomo non ha poesia non fa per me. Ora che ci penso non fa per me neanche se porta le mutande bianche. Ah, dovrebbe anche essere normodotato.

2 – Nel tuo blog hai detto che le tue figlie non sono state proprio cercate. E dato che anche io sono stata un poco una sorpresa non esattamente voluta in quel preciso momento, ti pongo la stessa domanda che ho fatto a mia madre : Quando hai saputo di essere incinta, cosa hai pensato ? E soprattutto, cosa hai provato guardando per la prima volta le tue figlie ?
Al primo test di gravidanza positivo ero un po’ stordita e molto inconsapevole, ma anche molto innamorata del mio uomo. Al secondo test ero un po’ meno stordita, un po’ meno innamorata, e non più inconsapevole. Ho preso l’enciclopedia medica e ho cercato “Interruzione Volontaria Gravidanza”. Poi ho guardato mio fratello, che non era stato “interrotto” per un pelo, e mi sono detta “Dài che ce la facciamo!”.  Se fossero nati solo i bambini voluti, la Terra sarebbe un pianeta semi-deserto. Essere mamme comincia dopo la pancia: quando le bimbe sono entrate nella mia vita, non sono state più “bambine non cercate” ma solo le mie figlie. Non le ho amate al primo sguardo: abbiamo costruito un rapporto molto bello giorno dopo giorno.

3 – Questa è una domanda che ho fatto simile a quella per Vagina ma vorrei avere un secondo parere: qual è il rapporto che, secondo te, si ha oggi giorno con il sesso e soprattutto con i contraccettivi ?
Ahahah, ma sei cattiva. Io i contraccettivi ho iniziato a usarli eh.
Nella mia, ehm, limitatissima esperienza, ho riscontrato che, il sesso se lo vivevano tutti bene, mentre sull'uso del preservativo siamo ancora molto indietro. Usare il preservativo e fare il test delle principali malattie sessualmente trasmissibili è visto come sinonimo di "scopare in giro" e quindi sconveniente. E invece guarda, diciamocelo proprio, se anche sei certa di andare a letto solo con tuo marito, non puoi MAI essere certa che lui venga a letto solo con te. Tanto meno se sei con un tipo che conosci appena. Un esempio su tutti. Mio fratello mi racconta che nelle discoteche gay spesso regalano i preservativi e tutti sono ben contenti di riceverli e (spero) anche di usarli; dice invece che in un centro sociale ha distrubuito preservativi durante uno spettacolo e le persone si vergognavano ad accettarli. La mia risposta si riassume nella sua costatazione: "Strana gente, gli eterosessuali"

4 – Da che mondo è mondo, i Paeselli o i BuchiDelCulo sono uguali diciamo ovunque. E nel profondo sud siciliano, una madre single non sarebbe stata esente da critiche e da, appunto, rompicoglioni pronti a parlare di una situazione che non conoscevano. C’è mai stato qualche rompicoglione nella tua vita da mamma ? E come li hai affrontati ?
“Qualche rompicoglioni” è un eufemismo. Ce ne sono stati a palate, e non vivo neanche nel profondo sud, ma in un BucoDelCulo mediamente tollerante. I rompicoglioni si palesano tipicamente quando hai figli: quando non ne hai ti biasimano e basta, dopo si sentono in dovere di salvare l’umanità e l’infanzia intera. All’inizio li mandi a fare in culo, poi li ignori, e finalmente, a un certo punto, arriva il momento in cui si rendono conto che non se così male come mamma, e li cominciano finalmente a importunare qualcun’ altra, cazzi suoi. J

5  – Una frase che mi sento spesso dire è “Fai il lavoro che ami e non avrai da lavorare un solo giorno”, in questa crisi che sembra essersi addossata sulle nostre spalle soprattutto per le generazioni a venire, tu ti senti realizzata in campo lavorativo ? Saresti disposta ora a andare fuori, ad essere un altro cervello in fuga pur di fare il lavoro che ami ?
Faccio un lavoro che mi piace, mi mantengo dignitosamente, e credo di essere apprezzata per quello che faccio.  Ho sempre lavorato con umiltà e con sacrificio, anche se ora so che la vita è (anche e soprattutto) fuori dall’ufficio. Sono stata capace di trasformare i miei minus in plus. Quando mi hanno chiesto se ce la facevo a lavorare, con tre figlie a casa, ho risposto: Sapendo che ho tre figlie a casa non perdo tempo su Facebook ed esco dall’ufficio alle 6 in punto, non dovrai neanche pagarmi gli straordinari. Mi hanno assunta subito.
Cervello in fuga, uhm. Il mio credo sia già fuggito, in realtà, perché ogni mattina gli do il buongiorno e gli offro un caffé ma lui non risponde mai. Scherzi a parte, non ho mai faticato a trovare lavoro e quindi non mi sono mai posta il problema. Piuttosto, un tempo volevo salvare il mondo e sognavo di aprire una casa-famiglia in Sudamerica. Oggi lo vorrei ancora, ma vivo in un paese che sta cominciando a diventare povero, quindi credo che resterò e mi renderò utile qui, un giorno.

5 – Potendo tornare indietro, diciamo di dieci anni, cosa cambieresti della tua vita ? O faresti esattamente le stesse cose sapendo oggi come sarebbe andata ?
Non cambierei nulla di quello che ho fatto, anche perché non posso. Anzi, aspetta, credo che cercherei di essere una moglie meno arrabbiata. Avrei dovuto tentare di salvare il mio “matrimonio”, e invece non l’ho fatto, perché ero troppo esausta per cercare di riprendermi l’uomo che in fondo amavo ancora. Però poi alla fine se non avessi sofferto non sarei quella che sono, quindi va bene, dài.

6 – Manda infine un saluto !
Ciao Mamma! Aleja che bellina che sei! Ma perché Vagina ha messo la sua foto e io no? Ne passano di normodotati di qui?

27 dicembre 2012

Aleja Letterman #13 : Le sfumature sono il profumo della vita


BuonaseVa caVi giovini ! Avrei tante cose da raccontarvi, della serata di ieri, di quella che sto per andare a fare stasera, di gelosie, di cazzi e mazzi MA  ho deciso di essere più discreta quindi vi lascio con un' Aleja Letterman, l'ultimo di questo 2012. Ho grandi progetti per questo 2013 e sto già pensando ad altre "rubriche" altri cazzi e mazzi per gli altri blogger e per me. BANDO ALLE CIANCE, giorni fa mi arrivò una mail che mi consigliava tale blog, perchè, picciotti, guardate che potete anche consigliarmi i blogger da intervistare, a me fa solo piacere perchè non è che conosco tutti eh. Comunque, ho visitato il blog di Victoria , ovvero The Very Victoria e devo dire che è qualcosa di veramente innovativo perchè benchè l'argomento principale sia la moda, beh non è che posti solo vestiti e fa "Ho la borsa di chanel gne gne" , no , Victoria da un senso diverso alla moda, all'abbinamento e ... e cacchio, leggete e visitate !




1- Nel tuo ultimo post parli di come ciò che scrivi non sempre abbia un ordino cronologico ben preciso, poiché è impossibile in qualche modo dirigere il flusso di ricordi. Qual è un ricordo a cui sei particolarmente legata e avresti paura di dimenticare ?


Dal mio ultimo post,è facile capire quanto io consideri il passato una forza che influisce sul presente. Per questo motivo l’unica cosa di cui ho veramente paura è il tempo e il modo in cui quest’ultimo potrebbe annebbiare i miei più grandi ricordi. In particolare vorrei ricordare sempre chiaramente la sensazione che ho provato quando,seduta su una panchina del molo di Santa Monica in California,ho realizzato come non mi mancasse nessuno. Mi sono sentita felice e libera. La vera schiavitù non è infatti quella dettata dal materialismo,ma a mio avviso è quella di avere troppo spesso bisogno dell’altro. Non voglio mai dimenticare quel senso di libertà perché penso che solo ricordandolo nel profondo della sua essenza,sarò in grado di riviverlo.

2- Sei stata in molti luoghi e per me, quando viaggio è come aprire una finestra su un mondo che in altri modi mi sarebbe sconosciuto. Quanto è importante per te conoscere nuovi posti e raffrontarti con nuove realtà anche in campo stilistico e di pensiero ?

Il cosmopolitismo è la più grande forma di conoscenza. Se non avessi viaggiato,adesso non sarei come
sono. Trovarsi in un ambiente sconosciuto è come una rinascita:scoprire nuovi luoghi,vedere come la
luce di un unico sole possa illuminare in migliaia di modi diversi tutti gli angoli del mondo. La quotidianità uccide l’istinto creativo:senza i miei viaggi oggi userei dieci colori al posto di trenta,avrei un campo visivo e mentale molto più ristretto,avrei un modo diverso di emozionarmi e di rapportarmi con la gente. Infine il souvenir è fondamentale proprio perché i ricordi più concreti dei nostri viaggi sono gli oggetti che compriamo nei nuovi posti che visitiamo:per esempio,senza i miei viaggi,il mio armadio non potrebbe essere così vario e ispirante come attualmente è.


3- Nella vita servono gli accessori, le sfumature per renderla veramente completa. Dunque quali sono tali sfumature secondo te ? Cosa ci renderebbe diversi dalle miriadi di persone che indossano stoffe calde a dicembre e cotone leggero ad agosto ?

Partendo dall’universale principio che è preferibile rendersi la vita facile,voglio chiarire che il concetto di sfumare è associabile a quello di alleggerire. Nel campo della moda,trovo assurdo un abbinamento di un unico colore:con una maglia blu è automatico un jeans più chiaro,non di certo un pantalone di uguale tessuto e tinta. In quanto a sentimenti,sfumare è amare il colore degli occhi altrui e al contempo non gradirne la forma:è creare contrasto. Il contrasto cattura,fa riflettere,elevandoci a livelli sempre più alti. Sfumando e rendendoci più leggeri,non solo camminiamo più speditamente ma permettiamo agli occhi altrui di percepirci più facilmente,di farci ricordare. Quello che ci rende diversi dalla massa è il nostro modo di camminare in mezzo ad essa,è essere in grado di capire che a dicembre a tutti serve della lana,il punto è che non si tratta della stessa-identica-medesima lana.


4- Nei pochi outfit che hai postato si nota immediatamente la differenza con molte altre blogger : tu descrivi i capi che indossi come se si potessero sedere su una poltroncina, prendere un caffè e raccontare la propria storia. Tanto che mi viene da chiederti come sia nata questa tua passione, dato che dai disegni che hai anche postato denoto che non è proprio nata ieri.

La mia passione non è nata ieri,ma è esplosa da poco. Per molto tempo ho stupidamente pensato che fosse normale amare così tanto comprare,abbinare. Quando però ho iniziato a pensare a forme e linee nuove di abiti,ho capito che c’era qualcosa di più. Fino a pochi mesi fa ero convinta di non essere capace di disegnare,adesso ho una carpetta piena di disegni che non vedo l’ora di postare. Oggi so che i miei disegni valgono qualcosa non perché me l’abbia detto qualcuno,ma perché sono stati realizzati con il cuore,in momenti di felicità e di tristezza. Capisci di sapere fare una cosa,quando scegli di fare solo quella cosa e mentre la realizzi perdi la concezione del tempo.E ultimamente nei momenti di sconforto e di debolezza,l’unica cosa che mi ha reso di nuovo forte e mi ha fatto sorridere è stata sollevare la matita.

5- Quanto è importante secondo te e secondo la nostra società l’essere in relazione all’apparire e
quanto il nostro modo di vestire svela una parte di noi ?

L’essere in relazione all’apparire è un problema di sempre,non solo della nostra società. Se affrontiamo questo tema nel campo della moda,l’apparire dipende dall’essere perché scegliamo di indossare un vestito piuttosto che un altro seguendo il nostro gusto,il sentirci a nostro agio,la comodità. Così se sei una donna che indossa spesso i tacchi,devo dedurre che l’instabilità non ti dispiace. Probabilmente neanche tu sai che è così,ma la moda serve anche a questo:da quello che vesti,io posso in alcuni sensi psicanalizzarti. In altri ambiti è più difficile studiare il legame tra essere e apparire:possiamo facilitare tutto dicendo che l’immagine conta,ma a volte non risulta abbastanza eloquente e per questo intervengono le parole che spiegano meglio ciò che realmente siamo.

6- Manda un saluto, un bacio o un panda (?) ai miei lettori e ai tuoi !

Saluto i miei lettori con un grande abbraccio,ringraziandoli per le visualizzazioni in aumento e sperando che potrò leggere al più presto dei commenti. Sono onorata del fatto che il vostro sguardo si possa fermare,anche per un millesimo di secondo,sulla mia pagina ma vedere i vostri pensieri tra le righe sarebbe un grande motivo di crescita. Infine un grande ringraziamento va ad Aleja per aver ideato questo progetto:avrei continuato a rispondere all’infinito visto il grande interesse suscitato dalle domande.

18 dicembre 2012

Aleja Letterman #12 : Prevalentemente cose buone

Nella mia infinita adolescenza diciamo che ne ho passate di cotte e di crude. A quattordici anni ero fissata con il metal e andavo girando vestita di vero, trucco pensante e nominavo gruppi mai ascoltati perchè "faceva figo". E a me il nero neanche piace come colore. A quindici mi sono fissata invece con gli anime e i manga. Di siti che ne parlano, con tutte le schede e altro, ce ne sono a bizzeffe, ma io volevo un blog dove una ragazza qualunque guardasse e recensisse, non chi ci campa. Ecco che approdai in quel di del 2010 nel blog di Acalia ovvero Prevalentemente anime e manga . Qui di sotto di solito pubblico una foto ma Acalia è molto discreta su questo lato quindi nella 'foto' sotto è lei, ma è pesantemente modificata per suo volere. Ma tranquilli, non è un quarantenne pedofilo stalker sotto mentite spoglie di giovane ragazza ! Fidatevi e visitate il suo bellissimo blog !



• Nel tuo profilo dici che nulla della tua vita reale può interessante, invece ti chiedo di parlarmi un poco di te e di come hai cominciato a scrivere il tuo blog.
Dopo aver navigato per tanti anni in internet solo come spettatrice silente, verso la fine del liceo ho cominciato a maturare il desiderio di partecipare anch’io in qualche modo a questo grande giocattolo virtuale. Mi sarebbe piaciuto aprire un sito a tema su una delle mie passioni del momento (X-files), ma non avevo intenzione di pagarmi l’hosting su un server, per cui finii ad affacciarmi al variopinto mondo dei forum. Tutto gratis, tutto facile, tutto molto colorato, si chiacchiera con altri appassionati e si condividono le idee. Peccato solo che nei forum (in quelli che frequentavo io perlomeno) circolavano fior fiore di troll e di cretini assortiti, per cui, troppo spesso, le discussioni più interessanti finivano in liti e inutili flame, che i moderatori falciavano senza pietà. Abbandonate queste piattaforme, per alcuni anni tornai a lurkare felicemente su blog e siti altrui, finchè, ormai quattro anni fa, non aprii il mio primo blog su Splinder. All’epoca mi sentivo molto insicura nel campo della scrittura (sono sempre stata più una da equazioni che da diario segreto), per cui mi imposi uno schema rigidissimo dei post che, unito ad un template che mi faceva letteralmente impazzire, finì con l’annoiarmi nel giro di qualche mese (anche se il blog in sé aveva un discreto successo, nel suo piccolo). Passarono di nuovo alcuni anni e, nel 2010, tornata dalla Lucca più bagnata di sempre, decisi di riprovarci ancora, aprendo questa volta un blog completamente diverso. Abbandonai lo schema fisso nei post e, nel giro di qualche mese, trovata una mia quadra, cominciai per la prima volta in vita mia a divertirmi seriamente nello scrivere. Adesso sono ancora qui e, inaspettatamente, sfrutto ogni ritaglino di tempo per aggiungere qualcosa ad un post in produzione!

•E’ nata da un bel po’ una polemica riguardo i vari tipi di censura che i vari canali tv fanno sugli anime quando vengono doppiati e passati ai bambini. Scene poi reperibilissime su youtube o direttamente negli stessi anime, ma subbate. E’ secondo te giusto evitare certe visioni ai più piccoli o alla fin fine è solo esagerazione ?
Il problema di fondo è che certi anime non sono adatti ai bambini. Non lo sono e basta. Uno può fare tutte le censure del mondo ma il prodotto rimane comunque per una fascia d’età più alta. Semplicemente bisognerebbe ammettere che i cartoni animati non sono unicamente articoli per i più piccoli, smettere di usare la televisione come baby-sitter e abbandonare l’idea che i bambini siano tutti stupidi e che non si accorgano se le storie vengono modificate. Quanti di voi si sono domandati da piccoli come mai Oscar fosse chiamata da tutti Madamigella quando faceva finta di essere un maschio? O perché nell’ultima puntata di Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo per Rina ( Slayers per gli amici) non si capisse una beneamata cippa, tra fotogrammi verdi e scene tagliate? O ancora come mai i personaggi avessero dei nomi assurdi come Tinetta o Holly? Questo è un messaggio per i paladini della censura e per i gran cavalieri del ritocco: si vede quando fate delle modifiche! Maledizione, anche un bambino lo capisce! E gli girano le balle! Invece di censurare sarebbe molto più furbo usare il sistema di codici colori (verde, giallo e rosso) che da decenni viene già impiegato per i film, indicando così i cartoni adatti ai bambini, quelli per ragazzi e quelli invece destinati ad un pubblico adulto. In questo modo i bambini avrebbero dei cartoni per loro e i grandini potrebbero vedere qualcosa di diverso senza farsi venire i nervi per le censure esasperate (oppure provate a censurarmi Elfen Lied per renderlo adatto ad un pubblico prescolare, vi sfido!)!

•Benchè negli ultimi tempi gli anime siano entrati nelle nostre case e soprattutto nei nostri pc, non si può dire la stessa cosa per i manga, spesso molto costosi e difficili da reperire- dipende dove si abita. Io per prima non ne trovo quasi mai perché le edicole della mia provincia non ne ordinano.
Quali sono dunque i modi per acquistare manga? E’ possibile una vendita sicura su internet ?
Escludendo i negozi (edicole, librerie e fumetterie) i metodi per procurarsi dei fumetti sono principalmente due: le fiere e internet. La fiera è un po’ come una jungla, se da una parte bisogna sempre fare molta attenzione ai commercianti disonesti che tentano di fregare la gente (volumi rovinati nascosti nei pack e serie complete sovrapprezzate, tanto per fare due esempi), dall’altra spesso ci sono gli stand delle case editrici (ottimi per recuperare i volumi con cui chiudere le collezioni) e i mitici banchi di offertone (in cui finisco a tuffarmici). Internet è sicuro se si viaggia su grossi siti (e-bay e Amazon per intendersi), specialmente dove c’è il pagamento certificato con PayPal, che in caso di controversie blocca la transazione. Io ho fatto diverse aste su e-bay e mi sono trovata molto bene, dato che il sistema del feedback (e la transazione sicura) scoraggiano i venditori dal fare i furbi. La roba mi è sempre arrivata in modo puntuale e esattamente come era descritta nell’annuncio. Idem con Amazon, ho fatto un paio di acquisti ed è sempre filato tutto liscio.

•Quali sono le nuove uscite che raccomandi e quali invece i pilastri immancabili nella propria collezione e perché.
Questa è una domanda difficile perché entrambe le risposte che prevede dipendono molto dai gusti del lettore a cui è indirizzato il consiglio. In particolar modo, secondo me, non esistono dei pilastri immancabili universali ma ognuno si plasma i propri man mano che crea la sua collezione, in base alle sue preferenze e al legame affettivo che stabilisce con determinate serie. Facendo un semplice esempio, nella mia collezione un grande classico come Dragon Ball non c’è. Nonostante io sia un’amante degli shōnen basati sui combattimenti, nella mia personalissima classifica di interesse non è una serie fondamentale da possedere, mentre sono legatissima ad un manga praticamente sconosciuto come Cicatrice the Sirius. Per questo motivo, quando parlo di un’opera, normalmente mi dilungo in recensioni dettagliate, in modo da presentarla sotto tutti i suoi aspetti (pur limitando al minimo gli spoiler) e permettendo a chi legge il post di farsi un’idea chiara del suo contenuto a prescindere dalla bieca trama e dal mio gradimento.

•Con quali criteri scegli gli anime o i manga da recensire? Ti affidi solo ai tuoi gusti personali o spazi? E quanta influenza hanno su di te i consigli degli amici?
Il mio criterio di scelta delle serie da recensire è totalmente casuale! Può essere selezionato qualunque anime, manga, film, cartone animato o telefilm, nuovo o vecchio, basta che mi capiti in mano al momento giusto e mi faccia scoccare la scintilla. Scrivo parecchio di getto (motivo per cui non riesco quasi mai a fare una pianificazione decente dei post) ed è facile che appena finito di leggere o vedere qualcosa cominci a buttare giù la recensione (anche se è un’ora improbabile di notte). Ovviamente il discorso cambia un po’ quando si tratta di scegliere un acquisto da fare. In quel caso prima di lanciarmi mi informo sulla serie, sento i pareri di amici e di persone di cui mi fido e, se ancora sono indecisa, do un’occhiata alle eventuali scan disponibili (anche se a volte mi faccio tirare dal fumettarolo a fare spese folli).

•Manda infine un saluto !
Volevo essere sintetica ma, come mio solito, ho scritto un poema. Grazie a tutti quelli che hanno letto fin qui e ad Aleja, una delle prime persone che ho conosciuto in Blogspot!

11 dicembre 2012

Aleja Letterman #11 : L'unica buona dieta è photoshop

Questa, in verità, sarebbe dovuta essere la mia prima intervista, ma, per un motivo o per un altro la sto pubblicando adesso, ma dopotutto meglio tardi che mai !
Lei è Alice Ayres proprietaria dell' omonimo blog "Alice Ayres" ,e  magari questo nome vi sembrerà anche familiare. E' decisamente una delle mie scrittrici preferite. E dico scrittrice e non blogger perchè riesce a dare emozioni così vere che sembra di provarle sulla propria pelle ad ogni post, purtroppo sporadici, ma sempre emozionanti. 




• Alice Ayres fu una donna che sacrificò la propria vita per salvare quella di tre bambini da un incendio. Trovandoti in una situazioni simile, cosa faresti?

Non penso di essere una persona particolarmente eroica, di certo farei di tutto per salvare gli altri ma non al punto da sacrificare la mia stessa vita. Se dovessi definirmi forse userei una definizione tipo ‘egoisticamente generosa’.


• Sei stata nominata ai Macchianera Blog Award, traguardo abbastanza significativo, per il miglior post. Da cosa ti fai ispirare dunque quando scrivi un post ? Quali sono le sensazioni che speri di trasmettere agli altri ?

Chi legge il mio blog sa che sono particolarmente incostante, non lo aggiorno regolarmente né seguo alcun genere di schema, specie per quanto concerne gli argomenti trattati. Per me un blog è un canale di sfogo che serve a elaborare le emozioni più impetuose, non importa se positive o negative. Quando qualcosa mi commuove, mi turba o mi fa battere il cuore, sento l’esigenza di condividere i miei pensieri. Non scrivo con lo scopo di suscitare qualche reazione, penso semplicemente che là fuori ci siano molte altre persone che hanno vissuto esperienze simili alle mie e mi fa piacere che possano ‘ritrovarsi’ nelle mie parole (e io nelle loro).


• In un mio precedente post ho scritto “Nel momento esatto in cui capisci di poter stare da sola, allora e solo allora puoi veramente condividere la vita con qualcuno.” Cosa pensi dunque dell’indipendenza individuale in relazione al rapporto di coppia ?

Guarda, uno dei miei tweet più retwittati parlava proprio del fatto che una coppia, per funzionare, ha bisogno di essere formata da due persone in grado – appunto – di funzionare in primis da sole. Credo che la base di una relazione sia il rispetto delle individualità di chi ne prende parte: solo così ci si può confrontare, stimare e migliorare a vicenda. Personalmente non potrei mai stare con un uomo intenzionato a cambiarmi, né tanto meno al fianco di una persona incapace di stare da sola.

• Cosa significa per te “essere donna”? Alcuni ci vedono come principesse da salvare quando ormai solo poche di noi lo sono rimaste; altri considerano il matrimonio e la filiazione la massima aspirazione di un’ essere femminile. Cosa in particolare fa sentire te femminile ?
Per me la donna è un essere poliedrico in continua evoluzione. Detesto chi crede che ‘femmina’ sia necessariamente sinonimo di ‘delicatezza’: siamo persone con tante doti, non possiamo essere ridotte a un ideale anacronistico e svilente.
Personalmente non ho mai creduto nell’istituzione del matrimonio e inoltre per ora non desidero figli (mai dire mai però! ), ciò che mi fa sentire femminile non ha quasi nulla a che vedere con i buoni sentimenti. Mi sento donna nel sesso, anche (e soprattutto) quando è ‘primitivo’ e ben poco dolce. Mi sento donna quando viaggio da sola per il mondo senza dovermi affidare a nessuno. E soprattutto mi sento donna quando parlo con le amiche e capisco i loro dolori: abbiamo un modo tutto speciale (e per alcuni versi insostenibile) di soffrire, ed è questa intensità che ci rende uniche.

• Dici di credere nella libertà di espressione e di essere libertina, due caratteristiche che molto spesso fanno rabbrividire i terzi perché, secondo credenze comuni, “una signorina non pensa/dice/fa certe cose” . Come ti rapporti con questi uomini/donne rivolti ancora al passato ?
Solitamente li derido senza troppi giri di parole, insomma li provoco. È assurdo che nel 2012 (anzi quasi 2013) la mente di molte persone sia ancora permeata di bieco perbenismo. Certe persone non cambiano, ma nemmeno io, quindi mi concedo il divertimento di ridere di loro (specie in virtù della mia libertà di espressione).

• Manda infine un saluto sia ai miei che ai tuoi lettori !
Vorrei semplicemente ringraziare tutti coloro che – leggendo o scrivendo in rete – danno ancora alle parole la fondamentale importanza che meritano.

7 dicembre 2012

Aleja Letterman #10 : Un futuro di fimo !


Non sia mai che io vi faccia annoiare, no ? Quindi dopo qualche blog personale, tre di cinema era ora che mi spostassi su una nuova categoria , ovvero uno dei migliori blog sulla rete dei prodotti in fimo realizzati a mano ! La proprietaria, Nicky che gestisce sia il blog Piece of me che Creazioni personali , è anche una mia cara conoscente sin dai primi tempi del blog, quindi dovete amarla.




- E’ ormai dal 2011 che ti sei messa in commercio, ma dimmi, come ti è nata l’idea ? Voglio dire,
quando hai preso in mano il primo pezzo di fimo ?
Diciamo che dal 2011 ho deciso di mettermi in gioco condividendo la mia passione online. Ho conosciuto il fimo nel 2008, era tra le novità in arrivo nel negozio di belle arti sotto scuola, comprai solo tre colori e divisi i panetti e le spese con mia cugina e me ne innamorai subito! Iniziai a pasticciare, la prima cosa che creai furono dolcini e cupcake!

- Pensi che la capacità di lavorare questo e altri materiali sia innata o si può sempre imparare ?
Per quanto riguarda questi materiali, conta la manualità, ma penso che di base ci siano delle tecniche e una volta conosciute quelle, se piace, la manualità può anche arrivare col tempo.

- Sempre parlando di cose fatte a mano, sono anche molti i DIY che pubblichi nel tuo blog personale , ma personalmente non sono molto ferrata. Quali sono i DIY che preferisci o che ti riescono meglio ?
E dove li trovi ?
Molti DIY li realizzo io, ho delle basi di cucito grazie a mia madre, e mi diletto a realizzare quel che mi serve condividendolo con gli altri (come porta bijoux fai da te). Altri li trovo in rete e in tal caso cito sempre la fonte I DIY che preferisco son quelli per rinnovare il proprio armadio. Penso che spesso si tende a buttare ciò che non si usa, e invece basterebbe ago, filo e tanta fantasia per rinnovarli (ovviamente spesso distruggo tutto e addio rinnovo guardaroba).

- Hai detto di volere aprire una serie di negozi in tutta Italia, cosa ne pensano i tuoi amici e familiari dei tuoi progetti così ambiziosi ?
L’ho detto in un contesto di sogni, e penso che sognar non costi nulla. Invece quando ti confronti con la
realtà ti rendi conto che i costi ci sono e son tanti!
Familiari e amici hanno sempre creduto in me, in particolare il mio ragazzo; fu proprio lui a credere in me e a consigliarmi di condividere le mie creazioni on line, adesso stiamo lavorando a un progetto, molto più piccolo rispetto a quello della serie di negozi… spero di parlartene presto!

- E’ quello che hai sempre voluto fare ? Da piccola, cosa avresti voluto fare da grande ?
Beh ovviamente avrei voluto fare la cantante! A parte gli scherzi, ho sempre avuto una vena artistica, ho frequentato il Liceo Artistico e mi sono specializzata in arredo e progettazione degli interni. Ora progetto e realizzo gioielli quindi non posso chiedere di più, spero di realizzarmi in questo campo.

- Manda infine un breve messaggio alla te fra dieci anni, come ti aspetti di essere ?
Ovviamente mi aspetto di essere una cantante! ;)

- E infine infine, giuro, un messaggio ai tuoi e ai miei lettori :D
Complimenti a chi è arrivato alla fine di quest’intervista!
Un consiglio che posso dare a tutti di credere nei propri sogni e far di tutto per realizzarli, perché siamo noi, solamente noi, a guidare la nostra vita.


29 novembre 2012

Aleja Letterma #9 : Figli cannibali a tutto spiano !

Mancano pochi lettori alla centinaia, tra poco vedrò casa mia invasa dai dalmata, me lo sento. 
Già che ci sono avviso che sarò irreperibile fino a domenica per motivi che spiegherò nel post di lunedì, cercate di sopravvivere. Comunque oggi vi presento Cannibal Kid di Pensieri cannibali che secondo me dopo Kin e Ford o intervistavo il terzo pilastro tra i blog di cinema o non ero io una blogger seria. Vorrei, giuro, fare una battutina impertinente per concludere l'introduzione ma mi sento la febbre addosso e mi si chiudono gli occhi. A questo punto vado a scrivere il mio testamento, adios.




1- Partiamo da qualcosa di semplice : parlaci di te, del tuo blog e del perché proprio il titolo “Pensieri cannibali”
E ti sembra una domanda semplice? Sono già in crisi! AAAH! Chiedo l’aiuto da casa o il 50 e 50.
Niente aiuti? Allora provo a pensarci da solo… Dunque, mi presento: mi chiamo Marco Goi, ma qualcuno in rete mi conosce anche come Cannibal Kid, nickname nato quando ho cominciato a fare
musica elettronica e avevo bisogno di un nome d’arte. L’ho preso in prestito dalla canzone “Cannibal
Kids” di uno sconosciuto gruppo inglese, i Terris, che potete sentire qui http://youtu.be/OZDGJqp90l0.
Mi piaceva come suonava e da allora il soprannome cannibale si è spostato anche nel mio blog.
Pensieri Cannibali è nato nell’ormai lontano 2008 come raccolta di riflessioni, racconti, deliri e appunto pensieri vari. Via via si è specializzato, non so bene nemmeno io il perché, a parlare soprattutto di cinema, ma pure di serie tv e musica, fino ad arrivare a essere il (pessimo) blog che è oggi.

2- Cos’è il Blog Wars che stai portando avanti con James Ford ?
Le Blog Wars sono una serie di sfide, per il momento soltanto a colpi di parole, tra me e il mio blogger
rivale Mr. James Ford del sito WhiteRussian. La nostra rivalità è cominciata a colpi di commenti feroci sui nostri rispettivi blog, fondamentalmente perché abbiamo due visioni del cinema, ma non solo del cinema, del tutto opposte. Io sono più per le cose innovative, nuove, sofisticate, o per dirla con le sue parole “radical-chic”, mentre lui è un conservatore vecchio stampo, uno “pane e salame”. Abbiamo così deciso di trasformare il nostro odio reciproco in qualcosa di costruttivo, mettendo insieme una serie di post scritti a 4 mani che compaiono ogni tanto sui nostri blog e con cui ci sfidiamo a colpi di film, ma anche di dischi o serie tv, scegliendo i nostri preferiti e poi massacrando quelli dell’altro. Il tutto mantenendo sempre l’uno il rispetto per l’altro… ehm, sì, come no?

3- Sei anche uno scrittore , da cosa nasce la tua passione per la scrittura, e da cosa ti fai ispirare ?
Scrittore è una parola grossa. Comunque, la passione per la scrittura penso sia nata dalla prima volta che ho preso in mano una penna. Che banalità che ho detto! Eppure, da che ho memoria, ho sempre adorato scrivere. Fin dalle elementari, quando ci facevano fare i temini, quella era la parte che preferivo. Per quanto riguarda il mio stile di scrittura, posso citare come influenze autori come Bret Easton Ellis, Chuck Palahniuk e J.D. Salinger, però mi piace avere una voce mia, senza imitare nessuno. Più che da altri scrittori, l’ispirazione principale allora credo mi arrivi dalla musica. Quando scrivo, cerco di dare un bel sound alle parole, in modo che vadano a comporre non solo un testo ma una sinfonia.
Ok, l’ho sparata grossa!

4- Cosa pensi dell’editoria a pagamento? Fino a dove si può spingere la voglia di vedere un proprio romanzo su uno scaffale ?
Essendo un tipo fondamentalmente pigro, non mi sono mai sbattuto per cercare un editore. Forse
dovrei farlo, visto che a livello di promozione resta una risorsa fondamentale. Oggi però ci sono anche
altre forme di diffusione dei libri e il mercato degli e-book mi sembra sia sul punto di esplodere anche
in Italia, sebbene non credo possa rimpiazzare la carta stampata del tutto.
Non avendo voglia di cercarmi una casa editrice, ho deciso di auto pubblicare la mia prima raccolta di
racconti, che potete scaricare gratuitamente e in pochi secondi qui: http://www28.zippyshare.com/v/
83610459/file.html. Leggete e poi fatemi sapere cosa ne pensate! (Scusami Aleja se ho trasformato questa intervista in una marchetta personale). In futuro, però, non mi dispiacerebbe avere alle spalle una casa editrice e arrivare in tutte le librerie italiane (e mondiali). E magari pure nelle biblioteche. Che bello sarebbe avere un proprio libro sugli scaffali di una biblioteca!

5- Come per gli altri tuoi colleghi, dicci quali sono i cinque film che una persona deve vedere almeno una volta nella vita.
Cinque film sono troppo pochi, te ne rendi conto? I miei fondamentalissimi in assoluto comunque sono: Ritorno al futuro, il film con cui sono cresciuto, Pulp Fiction, una visione sconvolgente che mi ha fatto diventare un patito totale di cinema, Donnie Darko, un autentico sogno a occhi aperti, Il cigno nero, un’esperienza fisica ancor più che cinematografica, e The Tree of Life, un’esperienza questa trascendentale e oserei dire quasi divina.

6- Dato che ti occupi anche di musica, quali sono gli artisti che dovremmo tenere d’occhio per la
prossima stagione?
I nomi su cui io punto i miei soldini sono quelli di Azealia Banks, cantante/rapper che potrebbe traghettare l’hip-hop verso nuovi lidi, e di Sky Ferreira, che è un po’ la nuova Lana Del Rey e quindi presto potrebbe arrivare dappertutto. E poi occhio, e soprattutto orecchio, anche agli emergenti AlunaGeorge, un duo trip-hop dalle sonorità molto affascinanti.

7- Infine un breve saluto!
Ciao!
Era troppo breve?

24 novembre 2012

Aleja Letterman #8 : Non fare la vagina !

Okay. Parliamoci. Novanta lettori. Altri dieci e faccio festone a casa mia, promesso.
L'occupazione a scuola è finita quindi tornerò attiva presto. Ma bando alle ciance e parliamo di lei. 
Lei è una Vagina che parla di altre vagine e di cazzetti. No, non pensate che io mi sia messa a fare intervista alle pornostar -mai mettere fine alla provvidenza- sto parlando di Vagina, proprietaria di Memorie di una vagina , che , per me che sono una Vagina in crescita, è un blog visionario, di quelli che dovrebbero farci una versione tascabile per portarlo in borsa. 
Fa sganasciare dalle risate, assicurato. Ma fa anche riflettere, assicurato anche questo. 



1 - Quando per la prima volta ho letto il titolo del tuo blog, sono rimasta in parte interdetta, dato che molte donne si vergognano anche solo a dire la parola vagina. Come è nata l’idea di dare una voce alla tua ?
V: Il blog è nato a ridosso della fine della mia ultima relazione, lo scorso novembre, e quando io e il mio ex litigavamo (il ché, don’t panic, non avveniva più di un par di volte al giorno), lui mi diceva sempre di “non fare la vagina”, dove “vagina” indicava la summa di tutti i miei difetti spiccatamente femminili. A quel punto il nome del blog è venuto da sé e io ho deciso di partire parlando proprio dei miei limiti, delle mie contraddizioni, di quelle colpe di cui ero stata tacciata e di altre che m’ero inventata per arricchire il melodramma; ma anche di quel percorso di auto-coscienza che si intraprende quando ci si azzera in qualche aspetto della propria vita e si riparte; ma anche di quella forza di genere di cui dobbiamo, come vagine, quotidianamente riappropriarci.
Poi ho scoperto che molte vagine fanno le vagine e si immedesimano nella Vagina.

2 – Il tuo è decisamente un blog che si fa notare tra i tanti personali che ci sono sparsi in rete, quando hai aperto il blog, ti saresti mai immaginata 509 lettori – solo via mail ?
V: Sinceramente no. Memorie di una Vagina è nato davvero come una specie di esorcismo di fronte
all’ennesimo “fallimento” sentimentale. Credo, ad oggi, che sia stato molto utile, umanamente parlando, per me, perché mi ha in qualche misura permesso di monitorare, comprendere e sdrammatizzare quello che mi accadeva. Scoprire, poi, che ciò che scrivevo divertiva e a volte aiutava persino altre persone mi ha fatto, e mi fa tutt’ora, enorme piacere.

3 – Secondo te, che rapporto hanno le ragazzine di adesso con il sesso rispetto a quando li avevi tu 15-16- 17 anni ?
V: Non conosco gli adolescenti, quindi qualunque cosa io possa dire è frutto esclusivo della mia discutibile sensibilità. Da una parte non credo che sia cambiato il rapporto con il sesso in sé, nel senso che mi piace pensare che anche gli adolescenti di oggi vivano quelle emozioni e quelle “ansie” che abbiamo vissuto noi, che legittimavano l’importanza del gesto, che sublimavano – fin troppo – la fantomatica “prima volta”, in un’età in cui era d’altronde sacrosanto che ci fossero poesia e paura. Ecco mi piace pensare che, anche se in forme diverse, qualcosa del genere esista ancora. D’altra parte immagino sia cambiato ciò che gravita intorno al sesso, una sorta di maggiore consapevolezza apparente, una spinta più forte alla disinibizione precoce. Ma, per quanto mi riguarda, questo fa parte di una dinamica imprescindibile, secondo la quale ogni generazione cresce più velocemente di quella che l’ha preceduta, seguendo ritmi che non sceglie e assecondando logiche sociali che la trascendono. Il discrimine dovrebbe stare negli strumenti cognitivi per discernere tra le numerosissime sollecitazioni, anche sessuali, cui le ragazzine sono sottoposte (minchia sì, mi sento noiosissima e vecchissima con questa risposta).

4 – Se potessi dare un nome e un volto alla tua vagina, come un’entità a se stante, come te la immagineresti ?
V: Come Patti Smith. Con la ascelle pelose e i baffi.
Sarà per questo che invoco il suo spirito, ogni volta che sento una striscia di cera bollente stendersi in
prossimità del più sacro dei miei solchi.

5 – Hai ideato la campagna curvy&proud , parlacene meglio. Hai inoltre specificato che se si ha la 42/44 non bisogna rompere il cazzo. Quante persone conosci o ti è capitato di incontrare che pensavano di essere curvy con quelle caratteristiche , e cosa rispondi loro ?
Il Curvy&Proud è nato dall’idea di proporre un modello sostenibile di femminilità, che poi è una delle
tematiche portanti del blog. Diciamo che di base è uno sprone che dovevo dare a me stessa, che averci
un principio d’artrosi a 26 anni non andava bene, e poi c’era quella faccenda del culo, che già ha una
foggia di dubbio gusto, che manifestava incontenibili mire espansionistiche. Allora ho colto l’occasione e ho lanciato lo spunto anche alle mie follower, proponendo l’idea che dovremmo imparare a tendere alla versione migliore di noi, recuperando ad esempio una fotografia di quando eravamo più magre e un jeans in cui non entriamo più, che magari era pure il nostro preferito. E diventare, in sostanza, noi il criterio di noi stesse, in un ordine di pensiero in cui lo sport dobbiamo farlo per star meglio fisicamente e all’alimentazione dobbiamo stare attente per buon senso, senza diventare delle decerebrate e senza rinunciare al gusto per il cibo, che a noi magnare ce piace. Che poi, detta così pare una minchiata (e in parte lo è) ma, in realtà, siamo ancora lontanissime da quell’accettazione, che invece dovremmo avere, di noi stesse, delle nostre diversità e delle nostre imperfezioni. Volersi migliorare è un conto, non accettarsi e tendere ossessivamente a un prototipo insano, un altro.
Quanto alle taglie 42/44 che si definiscono “curvy” o “grasse”, io non ho mai capito se si tratti di ipocrisia o di una incurabile e incurata assenza di lucidità. Sulle risposte che di solito si danno a questo genere di vagina, ho in serbo un post...

6 – A questo punto, l’ultima domanda è d’obbligo : secondo te, quanto conta l’essere in rapporto
all’apparire ?
V: Ammazza, mi vai sul difficile. Dunque: contano entrambi gli aspetti, con una predominanza che si
alterna a seconda dei contesti. A livello personale trovo imprescindibile l’essere, perché amo la sostanza, la presenza intellettuale ed emotiva, la consapevolezza, e quindi lo preferisco, per me conta di più. Tuttavia considero che un essere intelligente debba, ove necessario-voluto-richiesto, anche trovare la propria formula per apparire in maniera efficace.

7 – Vagina, manda un saluto a tutte le vagine che leggono, e anche i timidi cazzetti !
V :Care vagine e gentili, timidi, cazzetti, vi saluto con questa, che è una delle mie preferite!
E un grazie alla padrona di casa, Aleja, naturalmente!




18 novembre 2012

Aleja Letterman #7 : Quella sensazione che fa pensare alla nostalgia


Sostanzialmente, io vedo già un'insegna luminosa con il mio nome a Time Square e le varie mail di ... che ne so, Obama, giusto per citare un tipo a caso, che mi prega di poter venire al mio show. 
Roba che ho la lista d'attesa.
Ma vabbè. Oggi vi porto all'occhio Mareva di Mizpah , che mi ha contattata e io come una ninja l'ho aggiunta su facebook per spiarla in maniera losca per porle le domande migliori. Un blog tranquillo, lei gentilissima e molto paziente, che dice di avere l'ego grande ma invece è normale, sono gli altri che nascondono il proprio. Ops, scusate, il telefono.
Pronto, chi parla ? Ohhhh Michelle, tesssoro, no guarda, per questa settimana sono impegnatissima, verrò alla Casa Bianca magari a dicembre. Si, cara, baci baci.



1- La prima cosa che salta all’occhio entrando nel tuo piccolo mondo virtuale, è una sensazione di
tranquillità, con quel tema bianco e rosa antico. E’ semplice. Quasi sempre il tema rispecchia la
persona, quindi ecco la mia domanda : quanto sei semplice, tu ?
Mi piace immaginarmi come una linea. Non retta, certo. Chi lo è? Qualche curva è necessaria, ma ho poche buche e quasi per nulla nascondigli segreti. Non sono più difficile da sciogliere di un piccolo nodo ai lacci delle scarpe. E ne sono felice. Ho imparato, nel tempo, la bellezza della pulizia, della semplicità e della linearità. A non aver paura della mediocrità e della facilità di lettura. Mi piacciono i vuoti e non i pieni, l'essenzialità, la mancanza d'accumulo e le parole povere. Sono semplice, ma non quanto vorrei.

2- Ho provato in tutti i modi, giuro, a capire da dove possa essere nato il titolo del tuo blog, ma non sono riuscita a partorire nessun idea. Cosa rappresenta quindi mizpah ? E’ un nome, un titolo di una canzone, un associazione a caso di lettere ?
Mizpah è una parola di origine yiddish che, come chiarisce il sottotitolo, rappresenta quello stretto e
profondo legame che può crearsi tra persone, specialmente se separate dalla distanza o dalla morte.
Nel corso della mia vita i legami migliori che io abbia stretto hanno (quasi) sempre avuto la caratteristica della distanza: dalle amicizie, agli inciampi casuali, all'attuale uomo che amo. Mizpah è quello che mi collega a loro. Quello che permette alle nostre vite di compenetrarsi e di essere, tutto sommato, indispensabili l'una all'altra.

3- Nella tua sidebar c’è solo un link, che tu nomini come “Lui.”. Chi è, lui ?
“Lui” è lui. Lui che mi ama e che amo. Che scrive benissimo ma è pigro. Lui che (mi) completa, ispira ed espira. Lui che c'è, sempre, anche nella distanza.

4- Quando hai aperto il tuo blog, cosa avresti voluto donare ai lettori ? Quale immagine di te hai fatto vedere ?
Questo non è il mio primo blog. Per anni ne ho avuto uno che mi ha raccolta e raccontata in uno dei miei periodi peggiori e che ho consegnato al nulla quando ho ricominciato a muovermi con le mie gambe e ad essere felice. Il perché di questo? Noia e narcisismo. E per la prima volta, credo, faccio vedere di me quel che sento di essere. Uno spettacolo di un certo fascino.

5- Se dovessi associare una canzone a questo momento della tua vita, quale sarebbe e perché?
Domanda davvero difficile per me. Da qualche anno, no so perché, non sono più una grande ascoltatrice e ho cominciato a preferire il silenzio alle note. Se penso al passato direi di poter essere in grado di associare una colonna sonora a praticamente ogni istante importante che ho vissuto ma il presente? L'hic et nunc?
Non sono in grado di fornirti un titolo. Posso solo dirti: pesca a caso in tutta la produzione di Fabrizio De André e sicuramente ciò che ti capiterà in mano avrà la capacità di rappresentarmi.

6- Sei decisamente una fan della body art, parlaci di come questa tua passione è nata, qual è stato il tuo primo tatuaggio o modificazione e quale significato ha per te.
Il mio primo ricordo risale ai miei dieci anni quando, maschiaccio dentro, desideravo fortissimamente un tatuaggio sul bicipite. Il buon senso genitoriale ha impedito qualsiasi scempio per cui sono arrivata ai 17 anni prima di possedere un piercing e un tatuaggio. Sinceramente non so perché mi piacciano così tanto. Mi permettono di rendere ciò che io sento di essere visibile anche a chi mi sta intorno e fanno sì che io possa rendere il mio corpo il più simile possibile alla percezione che ho di esso. E poi i tatuaggi sono belli. Non parlerò, però, né del primo piercing, né del primo tatuaggio né della prima modifica. Dire che non hanno significato, forse, non è propriamente corretto ma son pochi i lavori che porto sul corpo che possiedono un significato che possa essere spiegato a chi non è me. Ce n'è uno, però, una scritta in sanscrito (Anitya) che ho nella zona del ventre e significa “impermanenza”. L'ho fatta alla fine di quel periodo che nominavo poco sopra a proposito della chiusura del vecchio blog. Da quell'esperienza ho imparato la caducità del tutto. Il mondo è aleatorio e non bisogna dimenticarlo.

7- E infine un saluto, come di consueto v.v
Finalmente è finita (!), posso ritornare ad essere una frivola senza pensieri. Ciao, ciaone!